Altro film, altra recensione. Per chi di voi stesse cercando la trama di questo magnifico cartone Disney (o forse sarebbe meglio chiamarlo “film di animazione”?) è arrivato nel posto giusto.

Per chi stesse cercando anche un posto dove poter esprimere la propria idea al riguardo, pure (è invitato a farlo nei commenti!). Lo scopo infatti di questi articoli non è copiare e incollare la trama e nemmeno improvvisarsi critici, ma è discutere di ciò che si è visto (nel after film) condividendo ciò che ci è piaciuto e ciò che invece abbiamo preferito non vi fosse.

Come sempre: prima parte senza spoiler, seconda con. Be aweare!

Presentazione del film senza spoiler

Trama in breve e Trailer

La storia racconta di una numerosa famiglia di calzolai messicani che, da svariate generazioni e per volere della trisnonna, si è impegnata a non fare entrare la musica nella sua vita.

Questo purtroppo non quadra molto con la volontà del giovane protagonista, un bambino di nome Miguel, il cui più grande desiderio è quello di affermarsi nel mondo della musica, prendendo come modello il più grande chitarrista della nazione (Ernesto de la Cruz) che ha costruito la sua intera carriera sulla frase “cogli l’attimo“.

Riuscirà il nostro eroe nell’impresa?

Come sempre mi fermo qui e vi lascio al trailer.

A chi lo consiglio

Senza ombra di dubbio lo consiglio a tutti gli amanti dei film di animazione, ai bambini e alle famiglie in generale.

Ma non solo: per chiunque voglia immergersi in un’altra favola Disney e staccare dal solito telefilm o film molto introspettivo (come “È solo la fine del mondo”!).

Un tripudio di colori che lasceranno un segno nel vostro cuore.

After Film: spoiler allert!

Non solo un film per bambini

Coco mi ha fatto riflettere. Più di quello che mi sarei aspettato da un cartone animato; ma forse è questo il nuovo trend che guida i grandi successi firmati Disney e non.

Per me questa è un’opera in cui vi sono diversi strati interpretativi, uno per ogni tipologia di spettatore, proprio come nei film di Fantozzi. Non vi siete mai accorti che oltre a fare ridere un bambino dipingeva anche la triste realtà che un “lavoratore medio” era costretto a vivere? E che sotto questa vi fosse un’ulteriore sottile retorica che spingesse i più attenti e fini alla riflessione, su vari argomenti (il matrimonio, l’amicizia, ecc…)?

Alla sua maniera, Coco offre uno spettacolo non solo pieno di colori (davvero molto belli e sgargianti, quasi al pari di film come Rio), ma anche che invita a riflettere sul significato di appartenenza, di identità culturale, del perdono e sul “concetto del ricordo“.

I ricordi sono quelli che permettono ai morti di non svanire per sempre, che ci permettono di avere sempre al fianco persone che ora non ci sono più. Questo è un buon messaggio che viene fatto passare, adatto a tutte le età, che permette di vivere un lutto e di superarlo nel migliore dei modi. Ma, sempre nella mia modesta opinione, questa tematica si può estendere ulteriormente ad un livello più profondo arrivando a trattare l’Alzheimer e le sue importanti implicazioni sociali.

Coco e i temi della separazione e del ricordo

Sarà una deviazione professionale, eppure non credo che sia un caso che il nome del film (Coco) non sia quello del protagonista e nemmeno quello di uno dei personaggi secondari, ma bensì della bisnonna di Miguel. Essa è una donna molto anziana, dipinta come in uno stadio di demenza avanzato, pressoché mutacica e immobilizzata sulla sua sedia a dondolo.

Apparentemente, seppur presentata fin dall’inizio come la persona che era più coinvolta nelle attività del giovane protagonista, non si è portati a pensare che possa avere un ruolo centrale.

Con lo svolgersi del film sale la consapevolezza che i concetti di ricordo e lutto possano essere la vera chiave di lettura: dal vero padre che era unica ricordare, il quale gli cantava una canzone il cui tema è appunto la separazione, alla sua figura stessa, grande anziana amata dalla famiglia, ma forse mai realmente ascoltata.

A fine pellicola Coco lascia il mondo terreno e tutti noi con un senso di impotenza quasi con l’amaro in bocca per non aver riconosciuto prima tale prezioso tesoro che era stato per lungo tempo sotto gli occhi di tutti.

Quante volte si muore?

Chi viene ricordato non perisce mai in quanto esso ha l’occasione, una volta all’anno, di attraversare il ponte che collega il mondo dei morti a quello dei vivi. Inoltre, grazie al brillante stratagemma che consente loro di generare una copia ultraterrena di un oggetto vero, possono così da dare un senso anche ai doni che ricevono.

Questo non vale per chi invece non viene ricordato e così conduce una vita di miseria e povertà anche quando non più nel piano terreno, fino alla seconda morte che li conduce in un posto indefinito (di cui io non ho proprio idea e sarei grato se qualcuno mi fornisse una interpretazione).

La vostra opinione

Scommetto che dopo questo film, per chi ha ancora la fortuna, avete amato un poco di più i vostri cari nonni.

E voi che ne pensate? Avete gradito la trama? Troppo strappalacrime oppure non vi ha smosso nemmeno di un millimetro l’animo?

Consapevole di non aver toccato che pochi dei punti di quelli che questo film tocca, spero che qualcuno tra voi colga l’attimo e commentate qui sotto!

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