Sei un blogger, Youtuber, Instagrammer, un webmaster o hai qualche genere di guadagno con programmi affiliazione o Google Ads?

Vuoi aprire partita iva online, ma non sai nulla di economia e affini?

Questa guida è per te, giovane e spavaldo imprenditore del web; per evitarti errori più o meno banali (che ho commesso); per essere una via di mezzo tra le guide governative che puoi trovare online e ciò che è invece la realtà della burocrazia italiana.

Prima di partire, sappi che:

  • non ti serve un commercialista (soprattutto se gli introiti sono poche decine di euro al mese)
  • non puoi fare la famigerata “ricevuta per prestazione occasionale” se hai un banner/link pubblicitario h24 su un video/blog siccome questo costituisce attività continuativa (indipendentemente dal guadagno!)
  • devi aprire una “partita iva a regime forfettario” con codice ATECO 73.11.02 (conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari)
  • dovrai registrarti al Registro delle Imprese (Camera di Commercio) come ditta individuale (siccome ciò è più corretto che essere libero professionista)
  • impiegherai, se va tutto bene, un paio di giorni e circa 100€ (tra pratiche e attrezzatura), entrando in contatto sia con la Camera di Commercio, sia con l’Agenzia delle Entrate.

Partita iva a regime forfettario, cosa c’è da sapere

Questo regime è stato introdotto recentemente per facilitare la vita a chi ha relativamente bassi guadagni (inferiori a 65.000 euro all’anno), ma vuole comunque essere in regola.

In soldoni pagherai molto poco in tasse: il 5% del tuo fatturato per i primi 5 anni, poi il 15%. Sul sito ufficiale del registro delle imprese puoi controllare che ciò che è scritto qui non è una mia invenzione (qui la pagina a cui mi riferisco).

Nei moduli, lo vedremo insieme, non ti servirà sapere altro se non che dovrai dichiarare, a tempo debito, questa opzione. Non pagherai INPS o altri contributi oltre a quelli dichiarati poc’anzi.

Il commercialista serve?

“Chi é quel fulminato che vuole aprire partita iva senza commercialista?!”

Queste sono state le prime parole di un commercialista che mi sono sentito riportare dopo che il primo tentativo di apertura non era andato a buon fine.

E sì, perché nonostante su Telemaco sia presente una guida online che ti spiega per filo e per segno come fare, sembra che sia necessario comunque un commercialista. Perché con loro impieghi 30 minuti e qualche centinaio di euro, senza pensieri, mentre senza sei impantanato per settimane per dettagli che si sbrigherebbero da soli se l’Italia fosse più smart.

Potremmo quindi, a logica, tratteggiare tre possibili scenari:

  1. assumi un commercialista e guadagni abbastanza per pagartelo, ma ciò significa che chi fa 50€ al mese non si può mettere in regola senza smenarci
  2. non contatti un commercialista e ti metti di buona lena usando il portale online Telemaco (disegnato per queste situazioni), ma ciò significa anche che chi ti sta consigliando un commercialista (o lui stesso che si propone) come unica alternativa non sta proprio aiutandoti
  3. non dichiari (piccoli evasori crescono).

Non so voi, ma io sono più sulla seconda.

Essere consapevoli dei propri diritti é un modo per tutelarsi e fare i propri interessi, perché nessun altro li farà meglio di voi.

Attenzione: seppur sia comune che il vostro commercialista sia autorizzato a usare la vostra firma digitale, non é raro che questo accada senza vostra esplicita autorizzazione! Questo é, ovviamente , un comportamento illecito, quindi …siate sempre ben informati e attenti quando e se sceglierete di rivolgervi a un professionista!

Come aprire partita iva online in 3 “semplici” passi

I passi da fare sono piuttosto semplici e la procedura è fattibile per via telematica. Per farlo ti servirà:

  1. aprire un indirizzo di posta pec
  2. creare la propria identità digitale (SPID) e firma digitale (sono due cose diverse!)
  3. compilare il modulo di Comunicazione Unica direttamente dal sito di Comunica (non quello che trovate qui siccome non è presente il regime forfettario…!).

Passo 1: registrare l’indirizzo di posta PEC

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non tutti i fornitori di web hosting e dominio (o comunque ai quali è possibile registrare una casella mail non pec) garantiscono un servizio di posta certificata. È infatti stilata e regolamentata una precisa lista di aziende abilitate (potete trovarla qui).

Il mio consiglio è quello di usare il più grande provider (secondo le fonti ufficiali per più del 60%) di posta PEC in Italia, ovvero Aruba. Come altri, fornisce diversi piani sotto forma di abbonamento annuale. Nel nostro caso basterà sottoscrivere quello base.

Il servizio, “PEC Standard” costa 5 euro il primo anno e poi 7,90 per i successivi (iva esclusa).

Questo processo si completa agilmente in meno di un’ora.

Passo 2: creare la propria identità e firma digitale

La SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) vi servirà per entrare nel sito dell’Agenzia delle Entrate, mentre la seconda è necessaria per firmare ogni documento ufficiale che vi si parerà dinnanzi (e quindi anche la modulistica per aprire partita iva).

Ci sono diversi dispositivi tra cui scegliere per poter “firmare digitalmente”:

  • la tessera CNS (circa 25 euro, lettore escluso)
  • il token USB, ossia una chiavetta usb (circa 70 euro)

La firma digitale: gratis (o quasi) ecco come e dove farla

La firma digitale dura 3 anni, finiti i quali bisogna rifarla da capo.

Online vi sono molti fornitori di firma digitale (Aruba, Poste Italiane, ecc…), ma tutte tassano (e lucrano) pesantemente quella che dovrebbe essere una semplice operazione.

Vi basti sapere che come prima intenzione ho cercato di risparmiare informandomi sul portale Aruba; questi volevano: 25 euro di tessera, 10 di spedizione e altri 7 per farmi riconoscere dal postino (un’amenità nel 2019), tutto senza iva. Ma non pensiate che da altri come Infocert sia più economico, anzi! 29 euro di tessera più 10 di spedizione (sempre iva esclusa), avendo cura di selezionare l’opzione “non voglio il riconoscimento web al costo di 30 euro” e, mi viene da aggiungere, “avanti Savoia!” (a quel punto avevo già chiuso la schermata, ma sospetto che sarebbe costata più che da Aruba).

Come fare ad avere la firma digitale gratis, quindi?

Quello che tutti mi hanno consigliato e che dunque consiglio anche a voi è di andare alla più vicina Camera di Commercio e chiedere di avere la firma digitale.

Aspetta: vuoi dire che posso chiederla in camera di commercio anche se non ho partita iva, magari anche gratis, senza commercialista?

Esattamente. Si hanno 30 giorni entro i quali ci si impegna a registrarsi al registro delle imprese (ma è proprio quello che noi dobbiamo fare), dopo i quali si pagherà la tessera o il token a prezzo pieno.

E sì, cari amici: se andate in camera di commercio e scegliete la CNS ve la portate a casa a tariffa agevolata, cioè gratis (riconoscimento incluso).

Se scegliete la chiavetta USB invece paghereste circa 40 euro con la tariffa agevolata.

Ma perché allora hai scritto “quasi gratis?”

Il “quasi gratis” è invece una dovuta precisazione perché vi servirà un lettore di tessere da collegare al pc, ma non temete perché costa veramente poco e sarà l’unica cosa che dovrete comprare, pagandolo poco più di 13 euro (certificato!)

Nell’ottica del risparmio, quindi, non dovete farvi troppo ingannare dall’impiegata che vi dice:

la tessera costa meno, ma bisogna considerare i costi del lettore (30 euro) e la possibilità di perderlo (dovendolo riacquistare)

Perché dico così? Perché il lettore non costa 30 euro. Basta comprarsi questo qui della bit4id (autorizzato e pienamente compatibile, qui il sito ufficiale con tutta la documentazione). Sconsiglio l’acquisto di altri lettori più economici perché possono dare maggiori grattacapi!

Essendo anche più ingombrante (nulla che non si possa portare in una tasca) sarà più difficile da perdere rispetto a una penna usb.

Si, ma chissà che casino collegarlo al pc/mac… non era meglio la usb?

Falso: per chiudere il cerchio vi basterà scaricare il software gratuito e pienamente supportato DIKE IC, compatibile sia con Windows, che Mac che Linux.

L’installazione, molto facile, non richiede nulla d’altro (è un semplicissimo programma).

Attenzione: non installate la versione 6 siccome può dare maggiori problemi!

Qui potete accedere direttamente al portale nazionale dove sono disponibili i file al download, con altri importanti e utilissimi documenti (come una guida che spiega come firmare digitalmente un documento con DIKE).

Da notare che la pagina riporta anche la corrispettiva documentazione del software che Aruba mette a disposizione. Non avendolo provato non posso giudicare, ma suppongo siano equivalenti nelle loro funzioni.

Spid online: ecco come farla!

Fare l’identità digitale è ancora più semplice. Attualmente è gratuita e lo sarà fino al 30 giugno 2019.

Sul sito governativo italiano dedicato alla spiegazione della SPID vi sono elencati ben 8 provider certificati. Io ho scelto Aruba, ma non credo vi sia una sostanziale differenza tra gli altri (anzi vi invito a scrivermelo nei commenti o, anche meglio nel forum, se così non fosse!).

Seguendo le istruzioni e verificando la propria identità con la firma digitale, l’intera operazione sarà completata in 30 minuti a costo zero.

Per ulteriori domande sulla SPID vi rimando direttamente alla fonte ufficiale: FAQ – Domande frequenti.

Passo 3: compilazione della modulistica

Siamo quindi arrivati al punto finale, più facile, ma allo stesso tempo che ci concede meno margini di errore. Come mai? Perché questa fase è rappresentata dalla compilazione di una unica pratica (detta appunto “Comunicazione Unica“) validata e soggetta alle strettissime (quanto a volte abbastanza insensate) leggi italiane.

Mi spiace dirlo, ma i più sfortunati (come lo sono stato io, che l’ho presa un po’ alla leggera), capiranno perché la burocrazia italiana ha una certa nomea di inefficienza. Ma andiamo per gradi.

Ecco le istruzioni dettagliate per la compilazione della Comunicazione Unica nel caso voi siate dei blogger o youtuber interessati ad aprire partita iva a regime forfettario.

  1. Accedere/registrarsi al sito Comunica Starweb ed eventualmente scaricare, dalla stessa pagina, la guida dettagliata al sito (più di 150 pagine!)
  2. Nel menu a sinistra, sotto la prima voce “Comunicazione Unica Impresa”, selezionare “iscrizione”
  3. Selezionare la provincia (è quella in cui si ha residenza)
  4. inserire il codice fiscale, schiacciare “dati impresa” e nella nuova finestra che si aprirà con la scritta “nessuna impresa trovata”, selezionare “iscriviti”
  5. Selezionare “nuova impresa con inizio immediato dell’attività economica” e cliccare “continua”
  6. In questa sezione dovrete inserire i vostri dati anagrafici: CF (non serve cliccare “controllare dati persona”), cognome, nome, data di nascita, cittadinanza, sesso, luogo di nascita e residenza anagrafica. Al termine selezionate “avanti”. Due note:
    • per selezionare la provincia dovrete sia digitare l’abbreviazione che selezionare la voce dal menu a tendina (lo so, è una ripetizione)
    • per inserire il comune (siccome se cliccate per scriverlo nell’apposito spazio non succederà nulla) dovrete prima cliccare il pulsante con i 3 puntini (a destra) e poi cliccare non la scritta del paese, ma il triangolino corrispondente sulla sinistra (tutto ciò è troppo contorto)
  7. In questa schermata dovrete inserire i dati dell’impresa. Scrivete la data di costituzione e la denominazione (che assolutamente deve contenere o il vostro cognome o il vostro acronimo altrimenti la pratica vi verrà rimbalzata, come dirò più avanti quando descriverò la mia esperienza)
  8. Selezionate la sede dell’impresa, inserendo la pec (ed eventualmente la mail ufficiale che usate del blog/youtube) e le altre informazioni richieste (non c’è bisogno di scrivere un valore diverso da “0” in “nuove UL in provincia”, così come non dovete dichiarare l’ammontare del capitale investito nell’impresa). Cliccate “avanti”
  9. Attività prevalente dell’impresa: mettete la stessa data di inizio attività che avete riportato in precedenza e selezionate che l’attività prevalente coincide con la primaria
  10. Nella sezione “attività esercitate nella sede” indicate la stessa data (per la terza volta) in cui è iniziata l’attività (è ripetitivo, ma siamo quasi alla fine) e, nel riquadro “attività primaria esercitata” scrivete “conduzione di campagne pubblicitarie” e schiacciate “ricerca attività ateco”. Nella nuova scheda che vi si aprirà selezionate il codice ateco 73.11.02 e cliccate “aggiungi attività”
  11. Stessa pagina, sezione “partita IVA”, selezionate “richiesta partita IVA all’agenzia delle entrate” e cliccate “inserisci dati AE”. Nella nuova schermata, prima di cliccare su “salva e chiudi” posto in cima, compilate come segue:
    • data inizio: la solita già scritta 3 volte
    • codice attività: “731102” (le altre voci si compileranno da sole)
    • progressivo Luogo: cliccare “lista luoghi” e selezionare l’indirizzo opportuno nella nuova finestra (cliccando sui 3 puntini a sinistra)
    • regimi fiscali agevolati: selezionare “regime forfettario (ai sensi dell’art. 1, L. 190/2014)”
    • indirizzo web: inserite il vostro sito/canale youtube
    • tipo di sito web: selezionate il più fedele al vostro caso
    • Internet Service Provider: mettere il nome del vostro ISP
  12. Avendo cliccato “salva e chiudi” sarete tornati alla schermata precedente. Cliccando “avanti” ora dovrete inserire ancora una volta i dati del dichiarante: CF, cognome, nome, qualifica (mettete “titolare”), telefono e pec
  13. Stessa pagina, sezione “modalità di presentazione”: modo bollo selezionare “bollo assolto in entrata (bollo virtuale). Selezionate infine “salva totale”
  14. Nella nuova pagina, dalla sezione “lista allegati registro imprese” fare click su “inserisci allegati” e nel menu “tipo documento” selezionare “(E20) documento di riconoscimento”. Fate click poi su “choose file” e caricate la copia fronte/retro della vostra carta di identità, firmata digitalmente in precedenza con DIKE e la vostra tessera, in formato “p7m”. Cliccare su “allega il file” e ripetere l’operazione con il codice fiscale.
  15. Nella schermata in cui siete ritornati, sezione “elenco ulteriori adempimenti da assolvere con questa comunicazione unica” selezionare “firma distinta”; nella nuova pagina cliccare su “scarica il file che rappresenta la distina XYZ.pdf”. Firmate con il programma, sempre in formato “p7m” e poi caricate il documento col tasto “choose file”. Cliccate, infine, “allega il file”
  16. A questo punto potrete continuare col pagamento. Se vi verrà detto che su Telemaco non avete abbastanza credito dovrete accedere a questo e caricare l’esatto importo.
  17. Nei giorni successivi controllate la pec e il portale Telemaco (facendo il login con le stesse credenziali usate su Comunica) per controllare lo stato della pratica. Fate anche il login sul sito dell’Agenzia delle Entrate (con la SPID) per effettivamente trovare il vostro numero di partita iva. Complimenti, ce l’avete fatta!

La mia esperienza: gli errori da non fare!

Ho iniziato questa storia, un’avventura, con la volontà di regolarizzare i pochi introiti che ottengo con questo blog e con il canale Youtube (TWM). Ecco la mia storia.

  1. Mi sono informato sulla rete che quello che avrei dovuto fare era la partita iva a regime forfettario e per farlo vi era un semplice modulo sul sito statale con tanto di spiegazione dettagliata. In questa vi era riportata la necessità di avere una pec e la firma digitale, prima di procedere.
  2. Faccio la pec in 30 minuti (spendendo 6 euro per un anno) e mi informo sui costi della firma digitale: quasi 100 euro solo per quella!
  3. Mi rivolgo quindi a professionisti con partita iva per capire cosa potessi fare al riguardo, non solo per la firma digitale. Loro mi hanno consigliato all’unanimità di andare a chiedere in Camera di Commercio ed eventualmente all’Agenzie delle Entrate. Se ciò non fosse servito, mi avrebbero “prestato il loro commercialista”.
  4. Di buona volontà, mi reco alla Camera di Commercio provinciale, dove ad accogliermi è una persona molto gentile e disponibile, che però non sa bene cosa sia “l’advertising online” e a che registro io debba iscrivermi (voleva addirittura farmi iscrivere alla lista artigiani). Mi dice che devo comunque usare la modulistica online (il sito al punto 1) e mi instrada da una collega che mi fa la firma digitale gratuitamente.
  5. Contento del successo, mi vedo già un piccolo imprenditore del web, apro il pc e continuo dal passo 1, con la registrazione della mia impresa. Peccato che quel modulo (a meno che non lo abbiano aggiornato) non presenta l’opzione “partita iva a regime forfettario” ma ancora “regime dei minimi” e “regime con agevolazioni fiscali”. Sapevo che erano deprecati, ma se non avessi selezionato nessuna opzione avrei dovuto pagare tutti gli oneri di una partita iva “standard” (per gente che fattura tanto, cioè non me). Decido comunque di selezionare una delle due opzioni, pensando che – a logica – l’avrebbero automaticamente trasformata in “regime forfettario”.
  6. Tempo un paio di ore e mi arriva una risposta automatica di errore con sospensione della pratica: “il regime selezionato risulta deprecato“. “Già! E grazie…! Lo so anche io che è deprecato!“, penso (primo tentativo). Decido quindi di andare all’Agenzia delle Entrate e risolvere la questione una volta per tutte.
  7. Avrà crocettato male, noi qui, col nostro software, abbiamo l’opzione ‘regime forfettario’, vede?”. Alla domanda “non potete farmela voi?” mi viene risposto un “per legge, siccome lei deve iscriversi anche in Camera di Commercio, deve per forza passare prima da loro“. Nella discussione mi ribadisce anche che “…vede, qui sulla modulistica cartacea: non avrà selezionato l’opzione” e io, sentitomi preso in giro, controbatto “mi scusi, ma nel modulo non posso mettere una spunta, ma devo specificare ‘1’ o ‘2’, almeno così è riportato nelle istruzioni allegate!“. A quel punto realizzo che ciò che avevo scaricato era materiale vecchio. Chiedo quindi se posso avere la copia cartacea, ma mi viene risposto che “la Camera di Commercio è un sistema chiuso che va solo di computer. Riprovi a casa e prima di concludere stampi il riepilogo e me lo porti. Vi sono tanti commercialisti che per essere sicuri fanno così”.
  8. Vado a casa, convinto tra le altre cose, di aver perso i soldi del “primo tentativo” di apertura di partita iva. É sabato mattina e non so a chi diamine telefonare, finché non trovo il numero nazionale di assistenza tecnica della camera di commercio (0492015215). Chi risponde mi rassicura che i soldi sono stati ricaricati come credito sul portale Telemaco e che posso inviare nuovamente una comunicazione unica siccome il sistema, in automatico, ha bloccato tutto. Questa è una buona notizia.
  9. Online riprovo a compilare il modulo, con maggiore attenzione, ma il risultato è il medesimo (secondo tentativo).
  10. Che fare? Cerca che ti ricerca dico “ora vado sul sito nazionale di Comunica, bypassando quello di Impresa Semplice”. Trovo il modulo aggiornato e subito lo compilo e lo invio, contento che l’incubo sia finito (terzo tentativo).
  11. Lunedì mattina trovo, nella pec, un documento della Camera di Commercio locale che mi comunica la sospensione della pratica perché il nome della ditta (“Ranieri’s Desk”) non contiene il cognome o le iniziali del nome. Devo dire che questo lo sospettavo: un messaggio automatico mi aveva avvertito, durante la compilazione, che il nome non conteneva tali informazioni. Ammetto che pensavo che non sarebbe stata così vitale come cosa, anche in virtù del fatto che parte del mio nome era contenuto.
  12. Ricompilo la pratica e la invio nuovamente selezionando l’opzione “reinvio protocollo” (per non pagare 2 volte), ma viene corrisposto l’errore recitante grossomodo “impossibile rinviare con allegati che vanno ad altri enti” (si riferiva al modulo per l’Agenzia delle Entrate) (quarto tentativo). “Ma se l’errore è proprio in quel modulo, o comunque anche in quello, come faccio a correggerlo se non posso inviarglielo?“. Chiamo l’assistenza e mi sento rincuorato dal fatto che per l’AE io ho aperto partita iva (non hanno respinto il nome) e quindi il problema è della Camera di Commercio e basta. Procedo quindi togliendo l’allegato e l’invio procede senza problemi (quinto tentativo).
  13. Giovedì della stessa settimana leggo ancora una volta nella pec “pratica sospesa perché la data di inizio attività non corrisponde a quella del protocollo originale. Ricompilare e inviare nuovamente“. Dopo una risata, ormai conoscendo a memoria il modulo, compilo per l’ennesima volta e invio.
  14. Ricevo una telefonata dalla Camera di Commercio che mi chiede di esplicitare sul portale Telemaco la attività che si vuole aprire siccome il codice ATECO non basta. Mi dice inoltre che ha telefonato siccome chiedermi di ricompilare la pratica sarebbe troppo imbarazzante (comunque inutile siccome l’errore era proprio del sistema informatico). Nella telefonata mi vengono chieste alcune domande che mi fanno capire che qualcosa non funziona (non escludo di essere io), come “cos’è il web marketing” e “conosce qualcun altro in Italia che fa il suo stesso lavoro?

Oggi sono arrivato qui, ma non escludo che in un futuro prossimo, giacché per l’Agenzia delle Entrate sono registrato in un modo e per la camera di commercio in un altro, non possano sorgere ulteriori problemi.

Sono io “fulminato” o è la burocrazia italiana che si propone con “un approccio digitale” che tanto smart non è?

Sono curioso di sapere le vostre esperienze al riguardo! Potete commentare qui sotto o scriverlo nel forum!

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